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Italia, per il frumento rese troppo basse

Frumento

Quando all’estero si cita l’Italia, l’accostamento con la pasta è quasi automatico.

L’Italia è il secondo produttore al mondo di frumento duro ma la produzione risulta essere minore rispetto a quello tenero.

Anche in ottica del Made in Italy, la coltura nel territorio italiano riveste un ruolo decisamente importante.

Occorre ampliare il discorso facendo anche riferimento alla crisi economica che investe tutto il territorio italiano e, inevitabilmente, anche gli operatori nell’ambito dell’agricoltura, già piegati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Per tale ragione occorre fare uno sforzo per tentare di aumentare le produzioni di frumento duro.

L’Italia, dicono gli esperti, non è autosufficiente per quanto riguarda la produzione di grano e per raggiungere il pareggio la resa dovrebbe aumentare dell’1,6% l’anno da ora fino al 2050.

Ciò che emerge è che invece di crescere ed aumentare la resa sta, di fatto, calando. È stato stimato che nel periodo compreso fra il 2008 ed il 2012 si è perso quasi il 20%.

Per invertire la rotta l’Italia ha a disposizione solo un’arma: la ricerca.

Con la ricerca ci si pone tre obiettivi imprescindibili:

  • Innalzare le rese anche in condizione di stress climatici
  • Incrementare la qualità del frumento
  • Realizzare prodotti con migliori caratteristiche dietetiche.

Tra i vari studi, sono compresi anche quelli relativi all’aspetto nutrizionale. Una nuova sfida sarà quella di individuare varietà di frumento con minor contenuto possibile di elementi che portano allo sviluppo e reazioni legati alla celiachia.

L’Italia, come anticipato, è il secondo produttore al mondo, occorre un ulteriore impegno per aumentare la resa di frumento.

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