Inquinamento causato dall’industria tessile, ecco qualche dato

Anche l’industria tessile contribuisce, purtroppo in modo massiccio, all’inquinamento ambientale. Colpa di una tendenza che porta le persone ad acquistare sempre più vestiti aumentando così i livelli di inquinamento.

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Una ricerca realizzata da Greenpeace Germania segnala che la produzione di abiti è raddoppiata dal 2000 al 2014, segno evidente che, nonostante una crisi generale, le persone continuano ad acquistare abiti anche quando non ce ne è effettivamente bisogno. E anche l’Italia segue questo trend. Spiega Giuseppe Ungherese di Greenpeace:

Il riciclo non è una soluzione, i mercatini sono saturi e la sfida tecnologica per riciclare al 100% le fibre non è ancora stata vinta. Le aziende dell’abbigliamento devono ripensare il modello usa e getta e produrre capi che durano

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I danni ambientali causati dall’industria tessile sono evidenti anche dallo spazio. La superficie del Lago d’Aral, in Kazakistan, si è ridotta a un 10% scarso rispetto agli anni ’60 a causa delle coltivazioni di cotone che ha deviato gli affluenti che lo alimentavano. Senza contare che dietro alla creazione di un abito c’è anche un dispendio enorme di energia, di acqua, tutti fattori che incidono negativamente sui tassi di inquinamento ambientale. Pratiche più sostenibili potrebbero dunque fare la differenza in un mondo in cui il surriscaldamento sta diventando davvero minaccioso per tutti. Cercare di acquistare meno vestiti, tenendo quelli che abbiamo per un tempo più lungo, potrebbe essere una prima soluzione per ridurrel’inquinamento causato dall’industria tessile in modo efficace.

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