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Coltivare un orto domestico partendo dagli scarti degli alimenti è non solo possibile, ma anche auspicabile. In questo modo si possono ottenere ortaggi freschi, salutari e a costo zero. La quantità di residui di ortaggi che avanzano spesso viene gettata nella spazzatura. Si tratta di un errore grave, perché è possibile partire da quegli elementi per coltivare nuove varietà della stessa specie. Come far crescere nuove verdure e erbe dagli scarti Basilico: mettere gli steli di circa 10 cm in un bicchiere d’acqua e posizionarli dove possano ricevere luce diretta. Gli steli faranno le radici e quando raggiungeranno in circa 5 cm di lunghezza sarò possibile piantarli in vaso. Lattuga: il fondo del cespo di lattuga non va gettato! Se si ripone in una ciotola con 1,5 cm di acqua in circa due settimane si svilupperanno nuove foglie. Dopo un primo sviluppo sarà possibile trasferire la lattuga vaso. Aglio: non gettare la pianta di aglio non appena inizia a germogliare, metterla in un bicchiere con un po’ di acqua. I germogli continueranno la crescita. Zenzero: se si possiede dello zenzero che ha iniziato a germogliare si può procedere alla piantumazione nel terreno, tenendo la parte germogliata verso l’alto. Occorre attendere un po’ perché i tempi per questa spezia sono maggiori rispetto ad altre piante. Coriandolo: come accaduto con il basilico anche il coriandolo sviluppa radici se collocato all’interno di un bicchiere con un po’ di acqua e posto sotto luce solare. Quando le radici risultano essere sufficientemente lunghe, sarà possibile metterle in vaso. La pianta inizierà a crescere dopo poche settimane.

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Recentemente presso la Sala Aranciera del Museo dell’Orto Botanico di Roma, è stato esposto il Manifesto della Green Economy. Il documento è stato approvato dal Consiglio Nazionale della Green Economy e contiene 7 proposte dedicate alla filiera agroalimentare globale per raggiungere il tanto sospirato sviluppo sostenibile, per salvaguardare la salute della la popolazione e del territorio. La riflessione che è alla base del Manifesto è partita dal contesto italiano, ma verrà diffusa a livello internazionale grazie anche alle traduzioni del documento che verranno effettuate. Infatti le indicazioni sono attuabili tanto in Italia quanto nel resto del mondo. Negli ultimi anni l’Italia ha raggiunto traguardi importanti in termini di sostenibilità ambientale:la produzione di energia rinnovabile di origine agricola è cresciuta da 6 a 7,8 milioni di Tep tra il 2010 e il 2012; ha ridotto le emissioni di gas serra di 10 Mton di CO2Eq dal 1990 al 2013 ed è responsabile del 7,1% delle emissioni di gas serra nazionali; ha registrato una flessione del consumo di fitofarmaci, passati da 11,2 Kg/Ha nel 2010 a 9,2 nel 2013; il 10% della superficie agricola italiana è occupata da coltivazioni biologiche (1,3 mln ettari); l’Italia è seconda in Europa per coltivazioni bio subito dopo la Spagna.Un quadro si può dunque giudicare positivo, nonostante alcune criticità. Ecco le 7 proposte del Manifesto:Adottare la visione della green economy per assicurare uno sviluppo durevole e di qualità della produzione agroalimentare, che consenta di produrre il cibo necessario alle presenti e alle future generazioni, reddito adeguato per gli agricoltori, occupazione e qualità ecologica dei prodotti e delle modalità di coltivazione. Coordinare la multifunzionalità con la priorità della produzione di alimenti. L’agricoltura alimenta anche un settore importante e dinamico della green economy: la bioeconomia, basata sulla valorizzazione di biomasse. Tali attività, insieme ad altre attività sociali e ricreative, se sono integrate e sostenibili per i territori e non sottraggono suoli e produzioni destinate all’alimentazione, contribuiscono a migliorare il presidio e la cura del territorio. Attuare misure di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica. L’agricoltura può dare un contributo importante alla mitigazione della crisi climatica, sia con attività di assorbimento di gas serra, sia riducendo le emissioni. Resta altresì necessario rafforzare ed estendere misure di adattamento, accelerando la diffusione di azioni e pratiche agronomiche in grado di aumentare la resilienza dell’agricoltura ai cambiamenti climatici (con la scelta di varietà vegetali e specie animali più resistenti, il reintegro sistematico nel suolo della sostanza organica, l’adozione regolare di rotazioni con leguminose, la diffusione di tecniche e misure di risparmio idrico). Superare modelli agricoli non più sostenibili e promuovere la diffusione delle buone pratiche. Tutelare la sicurezza alimentare, potenziare i controlli e le filiere corte. Come? Migliorando e potenziando i controlli su scala globale; rafforzando la lotta alle frodi e alle manipolazioni nocive degli alimenti; puntando sulla tracciabilità; rafforzando le filiere agroalimentari corte e le produzioni locali. Fermare lo spreco di alimenti, assicurare la circolarità dell’economia delle risorse agroalimentari. Fermare le minacce alla produzione agroalimentare e ai suoli agricoli: il suolo agricolo è un capitale naturale non sostituibile, va conservato perché è un’infrastruttura verde strategica.

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La nuova frontiera dell’agricoltura è l’urban gardening, ovvero piante coltivate lungo le autostrade. Sembra impossibile da attuare ma grazie ad un fotobioreattore, costruito da The Cloud Collective, un gruppo di artisti e designer di tutto il mondo, utilizzato per la manifestazione Villes et Champs, nasce la prima coltivazione urbana di alghe prodotta grazie all’energia solare. Si tratta della prima coltivazione urbana di alghe al mondo. Le alghe sono un alimento nutriente che rischia di estinguersi a causa dell’inquinamento. Numerosi studi hanno rivelato che le alghe potrebbero essere utili per contrastare l’inquinamento. Infatti queste piante, che sono acquatiche, riescono a nutrirsi di sole e anidrite carbonica, rilasciando ossigeno. In questo contesto nasce l’idea di coltivare, su dei cavalcavia autostradali grazie all’utilizzo di fotobioreattori, alghe che possono essere utili per filtrare l’aria. Come si legge su Tuttogreen.it: I microorganismi raccolti sono stati posti dentro una spirale di tubi trasparenti per facilitarne la fotosintesi. Le alghe così coltivate sono state in grado di coprire la spesa sostenuta in un anno per la manutenzione del bioreattore, oltre a colorare di un bel verde vivace ed estivo, il grigio cavalcavia ginevrino. Il progetto è partito o scorso mese di novembre e si è rivelato un enorme successo. Ha permesso di coltivare alghe in poco spazio e con minima spesa energetica, ma soprattutto si trova all’interno della città. Nel caso specifico di Ginevra (Svizzera), la struttura di sostegno del fotobioreattore è infatti il guardrail dell’autostrada vicino a Route du Pont Butin.

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Piantare le zucchine è una pratica che con un po’ di accortezza e impegno può riuscire senza problemi. Le varietà di zucchine sono moltissime: tonde, cilindriche, clavate, buccia verde chiaro, buccia verde scuro, buccia gialla e molte altre. Le zucchine inoltre si dividono anche in base alla produzione: precoci, semiprecoci e tardive. La zucchina è un ortaggio mediterraneo, motivo per cui predilige un clima temperato. È bene sottolineare che al di sotto dei 12 gradi la pianta subisce un vero e proprio blocco dello sviluppo. A temperature addirittura inferiori la pianta subisce danni irreparabili. La temperatura ideale è tra i 16 e i 18 gradi (la notte) e tra i 26 e i 30 gradi (di giorno). Come consigliamo spesso, occorre fare attenzione all’apporto idrico. Le zucchine soffrono di disidratazione. L’apporto ideale è: 6mc d’acqua ogni 10 mq di terreno. Il terreno deve essere fertile e ben concimato, con molta sostanza organica, sufficientemente profondo ma evitare i ristagni d’acqua. Molto importante è la fase della concimazione: infatti le zucchine sono avide di sostanze organiche nutrienti quindi il consiglio è quello di arricchire il terreno con del compost maturo. Anche la semina è un’operazione da fare con cura. Visto che il fittone della zucchina può raggiungere anche il metro e mezzo, occorre interrare con accortezza il concime. Come fare per mantenere il terreno fresco? Con la pacciamatura. Infatti questa pratica è molto importante anche perché ostacola la diffusione delle piante infestanti. Quando seminare? La semina si può effettuare in semenzaio da marzo ad aprile. Collocare i semi in vasi di torba ad una distanza di circa 8-10 cm.

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Greenpeace ha lanciato un allarme davvero preoccupante: stiamo mangiando mele “condite” con pesticidi? Sembra proprio di si. E ciò deriva dalla produzione intensiva di mele.Il problema sta coinvolgendo tutta l’Europa e ovviamente l’Italia ne è drammaticamente coinvolta in quanto sono state rilevate fino a 13 sostane chimiche diverse.Il rapporto appena pubblicato da Greenpeace, intitolato Il gusto amaro della produzione intensiva di mele è davvero preoccupante: all’interno vi è una analisi dei pesticidi in 12 meleti europei tar cui anche l’Italia. Sono stati raccolti 85 campioni di acqua e di suolo in:Austria;Belgio;Francia;Germania;Grecia;Italia;Olanda;Polonia;Slovacchia;Spagna;Svizzera;Ungheria.Indicare i paesi è purtroppo necessario per fare un quadro della preoccupante situazione. All’interno del rapporto vi sono elencati anche esempi di pratiche agricole green per effettuare una produzione sostenibile evitando di contaminare suolo e acqua.Purtroppo sotto questo aspetto per l’Italia è davvero un problema critico in quanto essa è una dei maggiori produttori di mele a livello europeo. Occorre quindi migliorare la qualità della produzione e abbandonare l’uso di pesticidi, dannosi per la salute.Basti pensare che su 85 campioni analizzati, sono stati 53 pesticidi differenti dannosi per la salute.Il 78 per cento dei campioni di suolo e il 72 per cento dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida. È bene sottolineare però che questi dati sono complessivi di tutta l’Europa analizzata ma ciò non toglie che anche l’Italia abbia le proprie responsabilità.Purtroppo dal rapporto emerge un ulteriore dato che aggrava la situazione: 7 sostanze che non sono attualmente ammesse dall'Unione Europea.Ciò che Greenpeace chiede ai Paesi UE è molto chiaro e auspicabile: vietare i pesticidi di sintesi dalle coltivazioni europee e usare pratiche ecologiche, per tutelare la salute dell’ambiente e dell’uomo.

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La crescente attenzione verso l’ambiente e forse complice anche la crisi economica, sempre più persone si dedicano all’orto fai da te (comunemente conosciuto anche come orto domestico). Avere un orto in casa è un modo sicuro per sapere sempre cosa si mette sulla tavola. Non tutti sono degli esperti agricoltori ma con pochi semplici passi è possibile far crescere un vero e proprio rigoglioso orto in casa. L’importante è non utilizzare elementi chimici dannosi per l’ambiente e per la salute umana. 5 consigli per migliorare l’orto domestico: Compostaggio: grazie al compostaggio aumenta la proliferazione dei vermi, valido aiuto per rendere il terreno sano e capace di produrre. Il suggerimento è quello di nutrire e arricchire il terreno con sostanze organiche. Grazie anche ad un corretto drenaggio dell’acqua i vermi cresceranno e aiuteranno a combattere le malattie. Pacciamatura: la pacciamatura, ovvero ricoprire il terreno con materiale particolare e ad hoc per evitare la crescita di erbacce, è assolutamente indispensabile per mantenere il benessere del suolo. Sono molti i materiali che possono essere usati come ad esempio: erba tagliata, giornali e cartone. Urina come fertilizzante: sembra strano ma invece utilizzare l’urina come fertilizzante è davvero molto utile ed è un modo per evitare l’utilizzo di composti chimici e sintetici. Seondo uno studio finlandese sembra infatti che l’utilizzo di urina possa migliorare, se non addirittura quadruplicare, il rendimento delle piante di pomodori. Acqua piovana: raccogliere acqua piovana è già di per sé una buona abitudine per ridurre il consumo dell’acqua. Infatti l’acqua piovana può essere utilizzata per innaffiare le piante e studi clinici rivelano che questo tipo di acqua sia anche meno contaminata rispetto a quella che proviene dal rubinetto perché non contiene cloro. Api: tante volte è stato ribadito quanto siano importanti le api. Purtroppo l’esistenza di questi insetti è messa a rischio dall’utilizzo di pesticidi che ogni anno causano una moria davvero preoccupante. Cosa si può fare per agevolarne la riproduzione? Piantare dei fiori selvatici nel giardino e lasciare che in una piccola parte dell’orto crescano erbacce e fiori selvatici, è davvero una ottima soluzione.

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