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L’introduzione di internet ha ridotto l’impatto ambientale di molte attività, come ad esempio il risparmio tra l’invio di milioni di email rispetto all’invio di lettere cartacee, leggere un ebook rispetto ad un libro oppure l’organizzazione di una riunione su Skype piuttosto che spostarsi in auto.Tuttavia, è errato sostenere che internet non abbia un impatto sull’ambiente.Secondo il quotidiano Le Monde, Google ha bisogno di elettricità pari a città come Bordeaux per funzionare. Anche il The Guardian, nel 2010, aveva già stimato in 300 milioni di tonnellate di CO2 l’impatto ambientale di Internet, mentre il CEET ((Centre for Energy-Efficient Telecommunications) dell’Università di Melbourne, citava la medesima cifra come superiore, ovvero 830 milioni di tonnellate.Queste cifre secondo i ricercatori sono destinate a raddoppiare entro il 2020.Insomma, per quanto internet porti alla soluzione di numerosi problemi anche logistici, non è di fatto “green”.Uno studio svedese rivela che il maggiore consumo di elettricità nel settore informatico, si ha con l’invio di email. Come si legge su AdnKronos, che riporta uno studio dell’Agenzia francese per l’ambiente e l’energia, otto mail equivalgono alla quantità di anidride carbonica prodotta da un’auto che percorre 1 kilometro: “si calcola che un’azienda con 100 dipendenti che inviano in media 33 messaggi di posta al giorno per circa 220 giorni all’anno, produca all’incirca 13,6 tonnellate di CO2, equivalenti a 13 viaggi andata e ritorno da Parigi a New York”. Oltre al consumo di energia dei nostri computer, bisogna tenere presente anche i passaggi delle mail nei server che hanno il compito di smistare le comunicazioni: “Ogni volta che scriviamo sul web, spiega l’Agenzia, lasciamo una sorta di impronta ambientale: questo succede perché, prima di raggiungere i vari destinatari, le mail vengono copiate, più o meno 10 volte, dai vari server che hanno poi il compito di trasmetterle all’indirizzo di posta digitato”. In sostanza, una mail con allegato da 1Mb emetterebbe circa 19 grammi di CO2.

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Dal punto di vista ambientale l’anno 2015 non è iniziato bene. L’inquinamento atmosferico è ancora troppo elevato: questa realtà è un pericolo sia ambientale sia per ciò che riguarda la salute dell’uomo.Il rapporto “Mal’aria” 2015, di Legambiente, è diretto e preciso: “Siamo solo alla fine di gennaio”, scrive l’associazione ambientalista in un comunicato, “ma la situazione dell’inquinamento atmosferico del 2015 appare già fuori controllo. 32 capoluoghi hanno registrato, dall’inizio dell’anno ad oggi, oltre 10 giorni di superamento della soglia massima giornaliera consentita di PM10 e in 14 si è registrato un superamento un giorno su due”.Chi incolpare per questo problema?Come spesso accade la colpa ricade sulle attività dell’uomo: i trasporti su strada, ad esempio, dove nonostante alcune accortezze: “non ha consentito di ottenere risultati evidenti nel miglioramento della qualità dell’aria”; ed il riscaldamento domestico il quale risulta essere ancora troppo legato ai combustibili fossili come gasolio e olio combustibile.Anche se Legambiente ha notato qualche miglioramento negli ultimi mesi, l’emergenza ambientale in Italia riporta ancora dati allarmanti “il nostro è il Paese con il più alto numero di morti premature dovute all’inquinamento da ozono: con circa 3.400 vittime all’anno (dato relativo al 2011) precede la Germania, la Francia e la Spagna. Per quanto riguarda le morti premature dovute alle polveri sottili (PM2,5), nello stesso anno l’Italia si attesta al secondo posto con circa 64.000 vittime, dietro solo alla Germania.”. Come se non bastasse si aggiungono ulteriori dati allarmanti dell’OMS che, insieme alle dichiarazioni di Giorgio Zampetti, fanno comprendere l’importanza di intervenire subito per salvare l’ambiente e la salute umana: “occorre avviare la rapida approvazione delle Autorizzazione Integrate Ambientali per gli impianti nuovi ed esistenti e promuovere l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne gli impatti. Bisogna poi uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili puntando su fonti energetiche rinnovabili; investire nella riqualificazione energetica degli edifici per ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza e l’isolamento termico, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici e affrontare uno dei nodi principali: il trasporto a livello urbano ed extra urbano. Oggi l’Italia continua ad avere il record per numero di auto per abitante, 65 ogni 100 contro una media europea di 48 circa, con un tasso di motorizzazione addirittura in crescita negli ultimi anni, e il trasporto privato continua ad essere la modalità più diffusa per muoversi verso le città e al loro interno”.

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L’olio essenziale di menta è uno degli oli essenziali maggiormente indicati in caso di stress, malattie respiratorie e come antibatterico. L’olio deriva dalla menta piperita, una delle più conosciute e principali varietà di menta. La variante piperita si differenzia dalle altre per la sua alta aromaticità. A cosa fa bene l’utilizzo di olio essenziale di menta? Ecco 7 motivi per utilizzarlo Contro lo stress: ideale per essere diffuso nell’ambiente oppure nell’utilizzo di massaggi rilassanti. Favorisce la concentrazione in chi studia. Combatte stress e stanchezza psico-fisica. Antibatetrico: la menta piperita è nota anche per le proprietà antibatteriche e nella sua capacità di contrastare i funghi. Alcuni esperti sostengono che la menta piperita sia particolarmente ideale contro tifo e tubercolosi. Combatte l’alitosi: rinfresca e svolge un’azione disinfettante del cavo orale. E’ sufficiente mettere una goccia di olio essenziale sul dentifricio prima di lavare i denti oppure mescolare 3 gocce in bicchiere d’acqua ed effettuare degli sciacqui. Aiuta la digestione: una goccia di olio di menta in mezzo cucchiaino di miele aiuta la digestione. Combatte il raffreddore: libera le vie respiratorie ostruite la raffreddore. Proprietà Antinfiammatorie: lenisce dolori muscolari e reumatismi. Alcuni studi riportano una particolare efficacia contro il mal di testa, strofinando alcune gocce di olio diluito sulla fronte oppure nella parte posteriore del collo, dona un notevole beneficio. Placa nausea e vomito: grazie alle proprietà calmanti, diminuisce il senso di nausea.Utilizzo Poche gocce in un litro di acqua bollente possono essere utili per preparare dei suffumigi; Diluito in olio da massaggi può essere utile a combattere i reumatismi e lo stress; Diffuso nell’ambiente può aiutare a purificare l’aria; Contro il mal d’auto, basta annusare un batuffolo di cotone o un fazzoletto imbevuto di olio.

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Quante volte capita di beccare in flagrante persone che, dopo essersi ben guardate attorno, gettano non curanti mozziconi di sigarette o gomme da masticare per terra? Da ora in poi questo gesto incivile costerà sempre più caro.A partire da luglio 2015, gettare in terra mozziconi di sigarette e chewing gum comporterà multe più salate.Non si tratta solo inciviltà ma anche di un problema ambientale oltre che di salute degli animali. Infatti, forse non tutti sanno che ogni giorno, nella Capitale, finiscono a terra 15.000 chewing gum che puntualmente vengono ingerite dagli uccelli, perché scambiati per pezzetti di pane. Tutto ciò può provocare la morte dell’uccello per soffocamento.L’altro aspetto riguarda l’inquinamento, una questione che le istituzioni stanno cercando di contrastare in numerosi modi, come ad esempio la raccolta differenziata. All’interno di questo panorama occorre anche cercare di correggere le abitudini negative dei cittadini più irrispettosi. E tra queste abitudini figura il gesto di gettare mozziconi e gomme in terra, responsabili del degrado ambientale di molte città.Dal prossimo luglio 2015, all’interno del disegno di legge sulla Green Economy, collegato alla legge di stabilità, prevede un articolo dedicato unicamente a rifiuti particolari:gomme da masticare;mozziconi di sigarette.Secondo quanto si apprende da queste disposizioni, il gesto di gettare questi due particolari rifiuti in terra, sarà sanzionato con multe da 30 a 150 euro. Come spesso accade, spetterà ad ogni singolo Comune dotarsi di cestini posaceneri appositi, in una quantità sufficiente per contribuire al rispetto della norma da parte di tutti i cittadini.Questa irrispettosa abitudine provoca un enorme dispendio economico poiché richiede una pulizia capillare a causa, nel caso delle gomme, del loro rimanere incollate sull’asfalto.Oltre al fattore economico la necessità di intervenire risiede anche nella preoccupazione per la salute e per l’ambiente.Alcune località italiane avevano già “alzato la voce” per sensibilizzare le istituzioni su questo problema, siamo certi che chi sperava in un intervento legislativo, sarà particolarmente soddisfatto

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Vincent Callebaut, architetto eco famoso per le sue creazioni ecosostenibili, ha immaginato un’ipotetica Parigi nel 2050.Nel suo progetto del futuro, Parigi avrà grattaceli sostenibili, centrali biomassa con giardini pensili ed impianti eolici.Una Parigi tutta green? Nell’immaginario dell’architetto, si.Il team dell’architetto belga non è nuovo nella progettazione di panorami urbani ai limiti della fantascienza. Questa volta il progetto sarebbe quello di rivoluzionare in termini architettonici ed urbanistici, la  Ville Lumière (la città delle luci) ovvero Parigi, la quale rappresenta una delle principali destinazioni turistiche mondiali.L’obiettivo è quello di rendere Parigi una capitale sostenibile e, allo stesso tempo, architettonicamente innovativa, mediante un cambiamento di forme urbane. Non solo, l’architetto vuole anche ridurre le emissioni del 75% entro il 2050.Ponti, torri a più piani e parcheggi che si innalzano, sono solo alcuni dei progetti di Callebaut.Il conceptRestyling della città; Mantenimento dell’architettura hausmanien; Creazione di fattorie cittadine; Stazioni eoliche sui tetti delle case.L’obiettivo, come accennato, è quello di rendere gli edifici antichi totalmente ecosostenibili.L’esempio emblematico, sarebbe la volontà di costruire all’interno dell’eco – quartiere un reattore di biomassa in grado di trasformare le alghe in energia. Per ciò che invece riguarda i palazzi l’architetto vuole costruire impianti come bacini di acqua piovana da riutilizzare per l’acqua corrente, pannelli fotovoltaici e termici grazie all’utilizzo di schermi esterni, pale eoliche e giardini pensili e torri di bambù posizionate sui tetti.L’idea fantascientifica ma allo stesso tempo sorprendente. Di fatto potrebbe stravolgere l’architettura urbana parigina e, di conseguenza, il suo equilibrio ma potrebbe donare una nuova vita alla viabilità e ridurre gli inquinanti.

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L’aeroporto di Singapore diventerà una serra gigantesca con piante e alberi ad alto fusto.Ma non è tutto, ci sarà anche una cascata centrale alimentata da acqua piovana, per rendere più emozionante l’attesa del proprio aereo.L’idea nasce dallo studio Safdi Architects il quale ha dato avvio ai lavori al Cgangi Airport di Singapore. La serra, chiamata Jewel e sarà:bioclimatica; polifunzionale (sarà hub aeroportuale, area commerciale, spazio di intrattenimento e pubblico).Il progetto costa circa 726 milioni di euro e sarà posto accanto all’attuale Terminal 1.Sarà un vero e proprio centro polifunzionale sotto la cupola di una enorme serra.Sono circa 134,000 i mq che ospiteranno anche un hotel ( chiamato capsule-hotel perché le stanze sono “capsule” con il solo letto e i servizi in comune, dedicate a chi perde il volo o deve attendere coincidenze distanti diverse ore tra loro), ristoranti e negozi. Non mancheranno le vere e proprie attrazioni, tra cui la spicca l’immenso giardino costituito da alberi, palme, arbusti, sentieriin cui passeggiare, ma soprattutto una cascata di 40 metri.La peculiarità risiede nel fatto che essa “cadrà” dal tetto e verrà ricaricata dall’acqua piovana.L’idea non è nuova, già la stazione madrilena di Atocha ha al suo interno una serie di piante.Anche il design ricorda la forma di un albero con le fronde ramificate e ampie.Con questo progetto i viaggiatori che transiteranno in uno degli aeroporti più trafficati al mondo (nel 2013 ha ospitato circa 54 milioni di passeggeri) avranno modo fi ammirare un esempio di architettura naturalistica anticonvenzionale.

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